Il germe della creatività

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C’è una frase scritta da Baremboim che mi torna in mente spesso “la differenza di opinione, e la differenza fra il contenuto e la percezione che ne abbiamo, è alla base di tutta la creatività”.

Ieri sera ho vissuto un momento speciale sulla piattaforma zoom con amiche carissime argentine, donne imprenditrici, piene di idee e di coraggio, argentine nell’emozionarsi ancora per una candela accesa dall’altra parte dell’oceano o per un poncho lavorato a mano in tempi di quarantena.

Solo due di noi eravamo in Europa, tutte le altre si erano connesse nel seno di una appena tiepida siesta della mia bellissima Cordoba.

Nel gruppo c’erano due scrittrici professioniste e a metà dell’incontro, a turni, hanno letto frammenti delle loro creazioni con una devozione e una luminosità di spirito, commoventi. Quel momento era diventato speciale e mi sono sentita fortunata di poterle ascoltare. Ho avvertito la potenza e la forza del nesso più bello che possa esserci tra le persone oltre l’affetto: la stima reciproca.

In questi momenti peculiari e diversi come quelli che stiamo vivendo, sentiamo spesso parlare di creatività -di creatività anche come risorsa – e ho potuto osservare diversi tipi di approcci e di reazioni nelle persone che appartengono alla mia sfera affettiva e di conoscenze. Alcune hanno sentito il predominio dello sconforto e delle perdite, in altre è stato proprio questo la molla capace di far nascere progetti fino a poco prima insospettabili.

Mi sono chiesta se ci fosse un elemento sul quale ragionare per determinare quale sia la sostanziale differenza tra chi sente di avere tante idee ma non sa come concretizzarle, e tra chi sforna progetti ogni mattina prima ancora di finire il primo caffè.

E’ una questione di progettazione o di metodo? Ha connessione con la capacità di organizzare i pensieri e di agire?

Dal momento che insegno, sto avendo sempre più contatto con i giovani e sento questa responsabilità nei loro confronti. Vorrei dire a loro quello che a me non è stato detto alla loro età, o non è stato detto abbastanza “sappiate che potrete conquistare il mondo tramite tutto quello che sarete in grado di fare bene, e a far le cose bene ci si arriva con impegno e volontà”.

Spesso i maestri, i collaboratori, i soci – e non solo nella musica ma in qualunque sfera della vita e del lavoro- sono propensi o meglio predisposti a mettere in luce le fragilità e le mancanze dell’altro, ma non le vere potenzialità. Per parlare in termini di potenzialità devi anche amare l’altro, devi vedere oltre le evidenze e oltre le proprie ed a volte incoscie frustrazioni. Rare e poche volte ho incontrato persone nobili da rivolgersi a me in questo modo. Ma esistono questi mentori e sono cruciali.

Un buon mentore non insegna tutto, ma insegna la cosa più importante: insegna a cercare fuori e dentro di sé.

Per poter creare bisogna poter pensare abbastanza, ma tanto da scrutare entro ogni controversia per trovare, non importa quanto celato appaia, il germe delle novità.

Ma il lavoro non deve fermarsi nel guardare il germe davanti agli occhi dell’immaginazione. Quel germe attende la vita, e la sua vita inizia nel momento preciso in cui dici a te stesso di essere capace di coglierlo e di renderlo un miracolo.

La libertà può incutere paura come un mare aperto dove non vedi che il cielo e l’azzurro dovunque.

La sfida per me, per esempio, che sto preparando un nuovo disco, non è molto diversa da quella di un ragazzo che prepara il suo primo esame di canto, c’è un’idea di prospettiva che ci accomuna, e c’è il tragitto. I limiti ed i confini tante volte li creiamo noi, sono quelli che riusciamo a vedere o ancora meglio, a intuire anche senza poterne tracciare i perimetri, e la creatività non esiste che nel viaggio in cui credi fervidamente alla riva dell’altro lato del fiume, nonostante tu ancora non l’abbia potuta sfiorare.

Ieri sera ero con le mie amiche e vedevo in loro quello stesso fermento che vedo in me.

Ho pensato alla fortuna ed a quanto sia prezioso saper scegliere con chi camminare affianco, con chi crescere nello spirito e nella mente per irradiare costantemente a tutte le persone che incontriamo lungo la strada, un’energia che vivifichi e che sproni gli altri ad essere migliori addirittura di noi.

In uno dei versi di Betty ieri c’era una metafora sul volo che vorrei condividere con voi prima di concludere questa piccola riflessione “Volar es demorarse sobre la curva de una rama y no tocarla..” (Volare è far dimora nella curva di un ramo senza toccarlo).

Penso che saperci capaci di creare sia anche questo, riconoscere la poesia nella propria vita, poesia che ci trova protagonisti, e a proposito di poesia, cito le parole di un altro grande scrittore argentino, Homero Manzi, per lasciare un pensiero aperto… “ Non si tratta di scrivere poesie, ma di vivere in stato di poesia”.