On Mozart and the pleasures of teaching – ENG/ITA

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2014 has been a year of surprises and personal achievements. It started with the release of my first Cd and the satisfaction of receiving excellent feedback for it, and it went on with my debut in new stage roles, as well as the possibility of returning to roles and operas I have always loved. To me, this will always be a very special year, despite the fact that I am now grieving, after a tragic loss in my family. Singing has supported my own soul and given comfort to my loved ones.

As this years draws to its end, I am looking forward to engaging in another activity, which I have found just as stimulating and enjoyable as performing: helping others, particularly young students, towards their first, thrilling and challenging times on stage. In order to do this, as well as joining my argentinian pupils once again (some of them currently sing in the Country’s best known theaters), I will be traveling to Brazil, to assist more young opera singers in the early steps of their musical education. I will be offering examples, anecdotes, advice, my day-to-day experience of the italian language and, above all, passion and dedication.

The students of Curitiba Music Academy are preparing a production of Le Nozze di Figaro and I will be helping them as they work on it. I was about their age when I first managed to get myself a tape of Mozart’s masterpiece. Such a strange world was opening up before me! I was intrigued by the characters, by their being so different from one another, ever-expanding and yet never overshadowing each other’s greatness. Later on, I started to wonder. Who was Mozart, really? What could it be like to stare into the eyes of this miracle-boy, who grew up in Germany – a completely different country than it is today – between the Seven Year War and the first rumblings of the French Revolution? Where did that celestial music spring from, with its censure-defying, heart-rending power, cheeky and majestic at the same time? Was it composed during long journeys in horse-drawn coaches? Did it burst out of him, straight to the keyboard? Was he ever aware of his own future legacy, did he ever think that we would be here, centuries after his time, wishing we knew more about him?

To me, speaking my passion for my own craft is tantamount to speaking of love, respect and acknowledging my own privilege. For it is a privilege to have access to texts and scores that convey bits of the lives of extraordinary human beings, whose legacy pushes us forward in our own work and allows us to share in their thoughts and emotions. In the universe’s infinite mysteries, most of which we are unable to grasp, I do believe the very idea of time will ultimately prove relative.

And this is why, in these last few weeks, I have cast myself, in my mind, as Susanna and Marcellina, Count, Countess and Don Bartolo, because now I am not just studying my own part for my own improvement: I am committed to researching these characters together with my pupils, in order to provide tools for them that were not available to me at their age. This fills me with energy and makes me love life ever more. Their enthusiasm makes me sure that their natural inclinations must be followed and cherished.

This is what we ultimately are: means and instruments for others to find fulfillment.

My sincerest thanks go to Curitiba Music Academy for having me and to you all, for your loving support.

I will be blogging again soon, more news coming up!

Ivanna

 

 

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ITA

 

Il 2014 mi ha serbato tante sorprese e soddisfazioni. È iniziato con il lancio del mio primo disco e la gioia di aver raccolto tanti apprezzamenti, ed è proseguito con il debutto in nuovi ruoli e la possibilità di tornare a esibirmi in opere che ho sempre amato.

Per me rimarrà un anno speciale, nonostante stia affrontando, adesso, una drammatica perdita nella mia famiglia: il canto ha sorretto la mia anima ed è servito da conforto alle persone care.

Sono felice di affrontare in questo ultimo spezzone dell’anno delle attività che ho scoperto tanto stimolanti quanto il rapporto diretto con il palco: accompagnare altri, giovani o più giovani di me, verso i primi debutti e le prime e felici sfide della scena.

Per questo motivo, oltre ad andare incontro ai miei allievi argentini – molti dei quali oggi cantano come solisti nei teatri noti del paese – mi recherò in Brasile per aiutare altri giovani cantanti ad avvicinarsi all’immenso patrimonio della lirica, portando loro esempi, aneddoti, consigli, un parlato italiano quotidiano che per loro non è usuale, e tanta passione.

In Brasile, precisamente all’Accademia di musica di Curitiba, i ragazzi stanno preparando Le Nozze di Figaro e mi aspettano per perfezionarsi. Io avevo la loro età quando mi procurai per la prima volta una cassetta con una versione del capolavoro mozartiano. Quale mondo mi era capitato tra le mani! Trovavo curiosi i personaggi: diversissimi tra loro, sempre in espansione senza intaccare uno la grandezza dell’altro. Più avanti mi feci molte altre domande. Chi era davvero Mozart? Quale sguardo aveva questo ragazzo, cresciuto durante il periodo a cavallo fra la guerra dei Sette Anni e gli albori della rivoluzione francese, in una Germania assai diversa da quella di oggi? Quelle note, quella musica celestiale, a tratti birichina, grandiosa, che sfidava le censure e apriva i cuori della gente, dove e come sarà nata? Durante i lunghi viaggi in diligenza? Di slancio o di getto sullo strumento? Avrà mai pensato, lui, all’eredità che lasciava e a noi che ancora oggi vorremmo conoscerlo di più?

Quando si parla di passione per quello che si fa, mai come in questo caso mi sembra si parli d’amore, di rispetto, di consapevolezza di un privilegio. Il privilegio consiste nel poter riprendere in mano certe pagine e, con esse, un poco della vita di queste persone che, lasciandoci il frutto del loro lavoro, ci permettono non solo di lavorare ancora oggi a nostra volta, ma di provare emozioni straordinarie straordinarie “insieme a loro”, perché anche il concetto di tempo sicuramente verrà smorzato nel mistero dell’universo assieme a tante cose che non possiamo capire del tutto.

E per questo, in questi giorni, provo a sentirmi un po’ Susanna, Marcellina, Conte o Contessa, Don Bartolo e così via, perché questa volta non studio solo per me, ma per affrontare una ricerca insieme ai miei allievi e dare loro strumenti che io non avevo alla loro età. Questo mi riempie di energia e di amore verso la vita. Vedendo il loro sano entusiasmo, sono convinta che il loro istinto debba essere ascoltato e valorizzato.

Siamo infine questo, mezzo ed strumento anche noi, per la realizzazione degli altri.

Ringrazio l’Accademia di Musica di Curitiba per avermi invitata e ringrazio anche voi per tanto calore che sempre mi dimostrate.

A presto, per altre news!

Ivanna