On Music, Teaching and the future of Opera – ITA/ENG/ES

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ITA
Poco tempo fa, dopo un’esibizione, un amico editore mi ha detto “ecco cosa bisogna fare: riportare l’Opera alle persone e non le persone all’Opera”. Mi trovo totalmente d’accordo: alle sue origini, l’Opera lirica era un genere popolare. Tutti conoscevano a memoria alcuni passaggi famosi e vivevano le melodia come patrimonio da difendere e motivo di orgoglio. Oggi, invece, questa sublime forma d’arte sembra essere monopolio esclusivo di un’elite privilegiata e assistiamo a una riduzione drastica del numero degli spettacoli, con costi che diventano proibitivi per una gran parte del pubblico.

C’è stata inoltre molta dispersione nello studio, tra i giovani e la tecnica del “Belcanto italiano” è stata messa spesso in discussione, con risultati che finiscono per danneggiare l’impatto immediato della lingua cantata, rendendola a volte incomprensibile. Questo allontana le persone dall’Opera, perché quando non riusciamo a rendere intellegibile la parola, di fatto abbiamo smesso di comunicare.

Nel mese di ottobre parteciperò a due iniziative in collaborazione con l’Accademia Internazionale Matteo Colucci, entrambe volte allo sviluppo e alla promozione dei giovani talenti.

Dal 6 al 10 ottobre terrò una masterclass dedicata al Belcanto e ai fondamenti dell’educazione della voce cantata. Le lezioni si svolgeranno presso il Park Hotel S. Elia di Fasano ed è possibile iscriversi entro il 20 settembre.

Il 18 ottobre, nella stessa location, farò parte della giuria che assegnerà i premi per il concorso musicale Don Matteo Colucci.

Entrambe queste iniziative hanno per me un grande significato, dal momento che considero l’occuparmi della formazione di giovani cantanti allo stesso tempo una grande responsabilità e un immenso privilegio.

Una vocalità adatta al canto è un dono e riceverlo è una fortuna: il merito, quello che può renderci davvero speciali, sta nel saperlo coltivare e restituire al mondo con consapevolezza, umiltà e generosità.

Vivo da sempre il canto e la musica come uno straordinario mezzo di comunicazione e una finestra attraverso cui decifrare e proporre modi diversi di sentire e di interpretare le emozioni, i desideri, le perplessità e infine anche quelle paure e fragilità che precedono tante volte le grandi svolte e rivelazioni provvidenziali dell’esistenza.

Ho atteso molti anni (dopo la mia prima lezione di canto all’età di quindici anni) prima di accettare i numerosi inviti a tenere Masterclass, limitandomi a scambiare consigli informali con i colleghi. Ho scelto di attendere perché ritengo che occorrano tempo ed esperienza per acquisire strumenti specifici per essere in grado di guidare i ragazzi dai primi tentativi d’impostazione vocale fino a un vero e proprio debutto.

Fra le cose che ci tengo a insegnare ai giovani che si accostano al canto c’è l’importanza di una vocalità gestita con cura e attenzione. Ho costruito la mia vocalità in modo molto graduale e cauto e l’aver frequentato la facoltà di Medicina ha contribuito al mio bagaglio d’informazioni e ad una ricerca costante. Ho saputo essere prudente nella scelta dei ruoli da affrontare nelle diverse tappe della mia formazione che mi ha portato a non avere mai dovuto affrontare una patologia vocale.

Un altro aspetto tristemente importante è quello economico. Se andare a Teatro è sempre più costoso, studiare per essere in grado di esibirsi può diventare addirittura proibitivo.

Quando arrivai in Italia non avevo mezzi economici che per vivere e nemmeno per sopravvivere e ci sono stati alcuni insegnanti, tra i quali Arrigo Pola che non hanno voluto ricevere un compenso da me fin quando non fossi riuscita a trovare un lavoretto.

Per questo motivo, per far tesoro di questa preziosa lezione umana, compatibilmente con le necessità e le esigenze delle istituzioni che mi ospitano, cerco sempre di fare in modo che le mie masterclass siano quanto più possibile accessibili, quando non addirittura gratuite, come mi è capitato di fare nel nord dell’Argentina. Ritengo che si debba trovare un giusto compromesso fra il compenso dovuto a tutti coloro che rendono possibile un’esperienza didattica (insegnanti, musicisti accompagnatori, tecnici) e il diritto di chiunque di sviluppare il proprio talento artistico anche senza essere un privilegiato dal punto di vista economico.

Insegnare mi arricchisce enormemente sia come professionista che come persona. Si creano con gli studenti dei legami bellissimi, perché io mi sento una di loro. Tutti, alla fine di ogni giornata di lavoro, sperimentiamo un moltiplicarsi delle energie e la soddisfazione di aver guadagnato, anche nelle piccole conquiste, più fiducia per proseguire un percorso di crescita che non deve finire mai.

Io ho avuto ottimi maestri e altrettanto ottimi colleghi da cui imparo ogni giorno. Trovo estremamente importante che i ragazzi imparino a confrontarsi con dei professionisti “in attività” ed elaborino un criterio con cui potersi difendere e tutelare nel loro percorso. I ragazzi devono essere critici e noi insegnanti dobbiamo essere preparati ad aiutarli. Noi stessi dovremmo sottoporci continuamente a delle “verifiche” nel corso del tempo. Dovremmo testare l’efficacia della tecnica e continuare ad allenare il nostro orecchio alle sfumature interpretative di un mestiere che nasce per essere vissuto, apprezzato e giudicato prima di tutto in Teatro. Anche per questo hanno senso le competizioni.

Concludo questa lunga riflessione con un concetto per me fondamentale, forse il più importante che cerco di far arrivare ai miei studenti con le parole e con l’esempio:

il successo non è la Fama, ma l’essere capaci di aprire il proprio cuore e di esprimersi con Verità. Vibrare per far vibrare un cuore vicino dovrebbe essere l’unico moto del nostro canto perché è li che risiede la forza della musica e, per fortuna, di fronte a quella Forza non ci sono ostacoli che tengano mai … o come dice Violetta… GIAMMAI!

Tutte le informazioni sul concorso e il regolamento della masterclass sono sul sito http://www.accademiaint-mc.com.

ENG

Not long ago, after a performance, a friend of mine, who works as a publisher, told me: “That’s what we should be doing: bringing Opera back to the people, rather than bringing people back to the Opera”. I completely agree: Opera was originally meant as popular entertainment. Everyone knew at least some of the most famous arias by heart and that music was seen as an important legacy and a cause for pride. Nowadays this sublime art form is the exclusive domain of a privileged elite and we see a dramatic drop in the number of productions while, on the other hand, prices keep rising, thus excluding a large section of the public from the possibility of attending performances.

The quality of teaching, also, seems to grow more and more inconsistent and, particularly among the younger students, the traditional technique of Italian Belcanto is often neglected. The result is a palpable loss of the original power of language in singing. This is an important factor in alienating audiences: if what we say can no longer be understood, we are no longer saying anything at all.

In october I will be taking part in two events that focus on the education and promotion of new talent, in collaboration with Accademia Internazionale Matteo Colucci.

From the 6th to the 10th of october I will be giving a masterclass in Belcanto and basic vocal training, to be held at Park Hotel S. Elia in Fasano. The deadline for applications is september the 20th.

On october 18th, in the same location, I will be part of the jury for the competition “Concorso Musicale Don Matteo Colucci”.

Both engagements mean a lot to me, as I consider my involvement the education of young singers both a huge responsibility and a great privilege.

Having a good singing voice is a gift and those gifted are lucky: what goes to our credit, making us actually special, is endeavouring to tend and educate our talents and cultivating such virtues as sensibility, humility and generosity, in order to share our gift with the world.

To me singing and music have always been exceptional means for communicating and decoding different states of mind, emotions, desires, doubts and also those fears and worries that often precede the great epiphanies in life.

I have waited a long time (since my first singing lesson at the age of fifteen) before accepting some of the many invitations to give Masterclasses. For years I have not dared do more than exchanging tips with colleagues. I took my time because I firmly believe that only time and experience can provide one with the necessary tools to guide young people from their first attempts at vocal training to a proper debut.

Among the notions that I wish to share with singing students, one of the most important is the careful management of one’s own voice. I have built mine gradually and with extreme caution. I also studied medicine, which added to my educational background and guided me through the careful selection of roles, at different stages in my career, so that I never had to go through vocal problems or pathologies.

Another potentially problematic aspect of musical education is its cost. If going to the Theatre is growing ever more expensive, studying in order to be able to perform in a theatre can be actually beyond the reach of many.

When I first came to Italy, I lacked the means to support myself and some teachers, including Arrigo Pola, took me on but did not ask me to pay for my training until I had found a job.

For this reason, in order to honour this incomparable human lesson, in as much as the educational institutions I work with will allow, I want my masterclasses to be as affordable as possible (if not altogether free, as I once managed to do in Northern Argentina). I believe we should balance what is due to all those who make it all possible (teachers, accompanists, technicians) and each and every individual’s right to develop their own artistic talent regardless of economic wealth.

Teaching enriches me immensely both as a professional and as a human being. I feel deeply connected to my students, as I feel by all intents and purposes one of them. All of us, at the end of the day, experience an exciting sense of increased energy through sharing as well as the growing confidence that comes from overcoming one’s limits. This allows each of us to learn and improve all the time.

I had excellent teachers and still have just as excellent colleagues, from whom I keep on learning. I find it extremely important for students to prove themselves, to learn from working professionals and to build their own guidelines, that will help protect them as they go along. Young singers need to develop critical thinking and we, the teachers, should be ready and able to help them with that. We should put ourselves to the test from time to time, in order to ascertain the efficacy of the technique we are passing on and keep our ear tuned to the many facets of a craft that was meant to be experienced, enjoyed and judged first and foremost on stage. And that’s what makes competitions important.

In conclusion, I’d like to share a notion that is essential to me, possibly this is the most important thing I might hope to teach in both words and deeds: success does not equal Fame. Success means being able to open your heart and express yourself truthfully. Vibrating and making someone else’s heart resonate: this should be the ultimate goal of our singing, because there lays the strength of music itself and that strength knows no obstacles.

All the information on the masterclass and the competition can be found here http://www.accademiaint-mc.com.