Preparando la Traviata

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Dal Libro “VERDI, L’ITALIANO” di Riccardo Muti:

“…Spesso mi domando quale sia il segreto per accostarsi a una partitura. Io credo che i direttori d’orchestra, ma anche i cantanti, dovrebbero avvicinarsi a ogni partitura, e a quelle di Verdi in particolare, non solo con estrema semplicità, ma con estrema umiltà, e sopratutto senza essere condizionati da quello già si è fatto.

Sarebbe il caso di tenere sempre a mente le parole che Verdi scrive a Giulo Ricordi l’11 aprile 1871, lamentando il fatto che i direttori “interpretano” e i cantanti “creano”, per cui le esecuzioni non corrispondono alle sue intenzioni:

…io voglio un solo creatore, e mi accontento che si eseguisca semplicemente quello che è scritto; il mal sta che non si eseguisce mai quello che è scritto…

Ora, è chiaro che quando Verdi chiede di eseguire “esattamente quello che è scritto” non intende che l’interprete, con i suoni, faccia una specie di fotocopia della partitura, perché questo è impossibile. La valutazione della lunghezza di una nota è sempre un fatto alleatorio, nessuno è in grado di battere quattro quarti nello sempre stesso modo. E una nota, nelle mani di un direttore, non può che avere una durata, un peso, un colore, un timbro diversi da quella di un altro.

Le parole di Verdi significano allora: “cercate di capire quello che io intendo dire, e che è dietro le note, ma leggendo attraverso le note, non cambiandole a capriccio, creando”. E’ un po’ come dicevano i Sufi con la massima: “Se vedi lo zero non vedi nulla, ma se guardi attraverso lo zero vedi l’infinito”; tradotto in musica: se vedi una nota non vedi nulla, ma se guardi attraverso alla nota vedi l’infinito.”

Questo frammento, come tanti altri passaggi dello stesso libro, che trovo squisito, mi sprona e mi ispira a scrutare ancora, e con maggiore consapevolezza, il personaggio di Violetta che sto preparando.

Verdi per me è uno dei compositori più affascinanti mai conosciuti: nella mia ancora giovane vocalità chiede respiri diversi, un controllo del fiato accurato e, come mai in altri compositori, l’essere a servizio della parola rispettando gli accenti che la caratterizzano. Tutto questo, unito ad una presumibile pienezza di voce, non avviene quasi mai, impregnato di verità, senza che anche la nostra anima sperimenti un abbandono vero verso il ruolo che si interpreta. La libertà la si raggiunge anche con fatica, con ore di studio al pianoforte, sbagliando e superando gli ostacoli.

Sono entusiasta di rifare Violetta Valery, perché mi auguro possa crescere con me, con me che sono donna prima che cantante, e che provo ad arricchirmi con lo stesso entusiasmo di sempre, in questa terra del Belcanto che mi ha adottata come figlia.