L’idea di chiamare donna il tango nasce da una convinzione semplice: alcune delle pagine più profonde e significative della musica sono nate quando l’essere umano ha trovato il coraggio di raccontare la propria vulnerabilità.
Nella storia del tango, la donna occupa un luogo centrale. Desiderata, amata, perduta, idealizzata, talvolta rimpianta, diventa presenza attraverso la quale l’uomo racconta ciò che più difficilmente riesce a confessare di sé.
Quando, all’inizio del Novecento, il tango abbandona progressivamente il carattere burlesco e provocatorio delle sue origini per farsi anche racconto intimo, qualcosa cambia. Con Mi noche triste, resa celebre da Carlos Gardel nel 1917, quella voce maschile mostra apertamente la propria fragilità: l’assenza della donna amata diventa solitudine, smarrimento, bisogno, memoria, confessione.
Da allora il tango non racconta più soltanto un mondo: racconta l’essere umano.
“… Il tango era quel profumo delle terre di nessuno; era il poema dell’uomo, nell’universo, nel mondo…” Ivanna Speranza 2007.
El tango es mujer nasce dal desiderio di attraversare quel repertorio restituendo alla donna una posizione diversa: non soltanto musa, destinataria o oggetto del racconto, ma voce narrante e protagonista.
Una voce femminile argentina incontra la chitarra, strumento profondamente legato alla tradizione musicale latinoamericana, per rileggere un universo fatto di amore, perdita, desiderio, nostalgia, sensualità e appartenenza.
Nel dialogo tra la mia voce e la chitarra di Giulio Tampalini, il tango racconta le proprie radici e, nello stesso tempo, cambia prospettiva.
Perché la donna che per oltre un secolo è stata raccontata dal tango, oggi ha nuove cose da dire.
E lo fa partendo da un’idea altrettanto semplice: il tango non era ieri. Il tango è, soprattutto, oggi.
È una musica viva, capace di trasformarsi insieme alla società che la attraversa. E se è cambiato il modo in cui la donna abita il mondo, può cambiare anche il modo in cui abita il tango.
El tango es mujer vuole abitare proprio questo spazio: tra memoria e presente, tra ciò che il tango ha raccontato e ciò che può ancora raccontare.