PER QUALE MOTIVO NON SI DEVE CANTARE SENZA UNA BUONA ACUSTICA?

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Vi sarà capitato più volte sentir parlare di sala con “o senza” buona acustica.

Avrete osservato che i cantanti soffrono quando si trovano a cantare in situazioni disagevoli e forse vi sarete chiesti se sono preoccupazioni obbiettive o se certi comportamenti appartengono ai famosi “cliché” dei cantanti lirici.

Per rispondere a questa domanda mi faceva piacere riportare una spiegazione letta di recente e che ritengo molto completa ed esaudiente, sia per i cantanti giovani che a volte non sanno giustificare i motivi delle loro esigenze, sia per i lavoratori del settore in generale.

Appassionata di vocalità e di fenomeni acustici, stavo sfogliando uno dei libri di Alfred Tomatis. Ecco un riassunto del suo approccio scientifico:

“L’esperto di canto è costretto a cantare in condizioni non sempre ideali. Fortunatamente c’è un margine abbastanza ampio tra il rendimento acustico dei luoghi in cui i cantanti professionisti possono emettere suoni a profusione, senza fatica, e quelli in cui devono fare non pochi sforzi per adattarsi e abituarsi, in modo da poter garantire la qualità complessiva della loro emissione. In ogni caso non vanno superati determinati limiti: uno spazio anacroico, per esempio, cioè una sala completamente sorda, non permette di cantare. Questo genere di sala presenta anche altri inconvenienti: tende a spegnere il pensiero. La mancanza di stimoli rende l’aria come morta, qualsiasi vibrazione scompare, come se si verificasse una sorta di rallentamento dell’attività molecolare lungo le pareti. Viene meno ogni possibilità di riverberazione, di sintonia. La comunicazione s’interrompe completamente, e la presa di coscienza dell’impatto del suono di ritorno sul corpo scompare. Si produce così una sensazione di squilibrio, di vuoto e di soffocamento.”

Sappiamo invece che in condizioni favorevoli al canto, si instaura un gioco di interazioni psico-acustiche. Un vero e proprio dialogo tra il corpo e l’ambiente, dialogo che procede incessante per reciproca influenza.

Questo è il motivo per cui non dovete chiedere ad un cantante lirico, specie se giovanissimo, di sforzarsi in ambienti che possono mettere in pericolo il suo organo vocale. Le voci vanno protette, trattate come diamanti. Lo dicevano tutti i grandi , da Arrigo Pola a Mirella Freni, da Giacomini a Reynaldo Hahn.

“Bisogna saper cantare, così come si danza e si pratica uno sport, per il benessere di tutto il corpo (compresso il cervello) e anche per ritrovare quell’armonia perduta che muove l’intero universo”.

Ivanna.